Il soggetto Amoroso è invecchiato malissimo
Fri 10 July 2026
20:00
Free
Calculating distance...
La generazione del Novecento è ormai obsoleta perfino per l’amore?
Non perché abbia smesso di desiderare (magari!), soffrire, illudersi o fare disastri – direi che in questo, anzi, restiamo perfettamente competitivi, noi che sapevamo cos’era la vita senza internet – ma perché le forme dell’attesa, dell’abbandono, della gelosia e della presenza sono state sostituite a una velocità che nessun sentimentalismo adulto riesce davvero a governare.
Spiego. L’amore, un tempo, aveva almeno un abbecedario riconoscibile: una telefonata non fatta, un incontro mancato, un rifiuto detto in faccia, una stanza in cui rovinarsi con un minimo di dignità. Oggi ha notifiche, screenshot, archivi, profili spiati, algoritmi che suggeriscono chi potresti amare e intelligenze artificiali che rispondono sempre, meglio di chiunque. L’AI ci trova sempre interessanti, anche quando siamo noiosi. Il primo utilizzo delle AI nel 2025 è stato: compagnia e condivisione. Insomma, ci siamo fidanzati col Bot.
Sarà un viaggio in compagnia del soggetto amoroso contemporaneo, partendo idealmente dai Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes: l’innamorato come creatura interpretante, superstiziosa, ridicola e condannata a cercare segni ovunque. Solo che, negli ultimi trent’anni, i segni si sono moltiplicati fino all’impazzimento: dall’SMS degli anni Novanta alla chat permanente, da Facebook come deposito delle vite altrui a Instagram come truffa della desiderabilità (ti dicono, su instagram, che la perfetta coppia felice esiste, solo che tu non ce l’hai). Fino all’AI, dove l’amore immaginario non è più soltanto una fantasia assurda, ma una solo relazione tecnicamente assistita. Anzi, è normale.
Il percorso attraversa alcune grandi figure dell’educazione sentimentale: l’amore non corrisposto, l’amore di fantasia, l’amore tattico, l’amore “normale”, la relazione che sopravvive non perché felice ma perché stabile, il tradimento come fondamento narrativo dell’Occidente. Da Tolstoj a Yourcenar, da Nick Hornby a Sally Rooney, da Natalia Aspesi a Hanya Yanagihara, la letteratura ha raccontato da sempre una verità poco commerciabile: l’amore non migliora necessariamente le persone, direi che spesso organizza meglio la rovina.
La domanda, allora, non è soltanto: come ci innamoriamo oggi? Ma: siamo sicuri che sia proprio la stessa cosa, l’amore di questi anni ‘20?
Provo a dire che invecchiare fa schifo soprattutto perché ci si accorge troppo tardi di aver imparato le regole di un gioco (le coppie) che nel frattempo è cambiato. Il presente ha introdotto una forma più sottile di disperazione: vediamo quale.
Modified in the last week