La morte è ancora memoria del limite?

La morte è ancora memoria del limite?


Date

Sun 17 May 2026

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20:45

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con Luciano Manicardi (monaco) e duo Nova Symphonia Patavina

In collaborazione con: Parrocchia di San Francesco Grande, Comune di Padova

Da sempre l’uomo comprende se stesso e si relaziona al mondo a partire dalla coscienza della morte, cioè dalla sua condizione mortale. L’Occidente, tanto pagano che cristiano, ha sviluppato il pensiero a partire dalla certezza della morte. Ma oggi, in quella che i sociologi chiamano società post-mortale, società insofferente dei limiti e di quel limite radicale che è la morte, società caratterizzata dalla volontà di vincere la morte con la tecnica, di farla indietreggiare intervenendo sulle sue cause e modificandone le frontiere per prolungare il più possibile la vita, si delinea lo scenario di un uomo che può pensarsi a-mortale, cioè, capace di prolungare indefinitamente la sua vita. Se questo è possibile grazie ai fenomeni che hanno segnato la storia della morte in Occidente, ovvero la sua de-simbolizzazione, la sua de-costruzione medico-scientifica e la sua privatizzazione, c’è da chiedersi che ne è e che ne sarà dell’uomo e della sua paideia, da sempre fondata sulla certezza della morte come limite della vita. Occorre oggi una nuova valorizzazione del limite (e dunque della fragilità, della vulnerabilità e della caducità) come categoria costitutiva dell’umano. Il limite, infatti, non è ostacolo alla compiutezza umana, ma confine che definisce il perimetro dell’umanità assegnandole forma e bellezza.


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